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PIANO INVASI E PREVENZIONE IDROGEOLOGICA: SERVE IL SOSTEGNO DELLA REGIONE

Sulla carta le opere sono 697, per un valore complessivo che supera il miliardo e settecento milioni di euro. Di queste, 25 sono già progetti esecutivi pronti cioè ad essere realizzati, appena arriveranno i 65 milioni necessari a pagarle. Sono le opere di cui il Veneto ha bisogno per la sicurezza idrogeologica, secondo quanto segnalato dai consorzi di bonifica. Nel grande libro dei progetti figurano anche 56 tra bacini idrici e opere di riconversione irrigua che entreranno nel nascente Piano Invasi nazionale previsto nella legge di Stabilità 2018 per il quale saranno stanziati fino al 2022 50 milioni di euro annui. Romano (presidente di Anbi Veneto): “Dallo Stato una concreta presenza di coscienza dell’importanza di tali opere, ma è fondamentale che anche la Regione del Veneto faccia la sua parte, a partire dalla legge di Bilancio”.

(.pdf dei documenti in fondo pagina)

Si è svolta lunedì 7 novembre presso il Consorzio di Bonifica Veronese la conferenza stampa, promossa da Anbi Veneto (l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica), di presentazione dei dati relativi alle opere necessarie per la messa in sicurezza idrogeologica del Veneto; contestualmente sono state presentate anche le opere che verranno inserite nel nascente Piano Invasi previsto nella Legge di Stabilità 2018. Alla conferenza hanno partecipato il direttore generale di Anbi Massimo Gargano, il presidente di Anbi Veneto, Giuseppe Romano, il direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani, e il presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli.

Manutenzione Veneto

Sono ben 697, per un valore complessivo stimato in  € 1.745.551.167, le opere necessarie alla prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico nel Veneto. L’elenco, redatto da Anbi Veneto, raccoglie le segnalazione dei 11 Consorzi di Bonifica della Regione ed è inserito nel rapporto Anbi 2017 dal titolo “Manutenzione Italia: Azioni per l’Italia Sicura” presentato lo scorso 16 ottobre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un piano dettagliato che a livello nazionale presenta ben 3.709 interventi per un importo complessivo che sfiora gli 8 miliardi di euro  (€ 7.961.215.488). Il Veneto è la prima regione per valore economico complessivo degli interventi, la terza per numero.

Una dettagliata lista di misure dunque, in cui le opere sono catalogate a seconda dello stato di avanzamento dei progetti. Al livello iniziale della scala figurano le Idee progettuali; nella parte alta si trovano i Progetti esecutivi, ovvero i progetti approvati che attendono solo i finanziamento per essere cantierati. Nel mezzo sono indicate anche le opere all’esame di Fattibilità, i progetti Preliminari (primi elaborati di progetto) e i Definitivi (approvati ma ancora privi di autorizzazioni necessarie all’esecutività).

Le opere allo stato “esecutivo”, in attesa cioè di stanziamenti per essere realizzate, sono state inserite nella piattaforma ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo), il database digitale di Ispra che costituisce di fatto il registro delle opere da finanziare. Le opere sono state individuate coerentemente con le indicazioni di Italia Sicura, l’unità di missione istituita nel 2014 in seno alla Presidenza del Consigli dei Ministri contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Per il Veneto si tratta di 25 progetti esecutivi per un valore complessivo di 65 milioni di euro.

Il Piano Invasi

Il rapporto “Manutenzione Italia” include anche gli invasi multifunzione, ovvero bacini per il risparmio di acqua negli usi agricoli e civili nonché fondamentali riserve idriche per mitigare gli effetti della siccità. Per queste opere si è aperta una strada diretta di finanziamento con la Legge di Stabilità che prevede un vero e proprio Piano Invasi e stanzia risorse a livello nazionale per 50 milioni di euro annui per il periodo 2018 – 2022. Tale valore, pur lontano dal finanziare tutte le opere del Piano – solo il Veneto indica come necessari ben 56 invasi (circa un terzo dei 188 nazionali) per un valore complessivo di 549.231.519 di euro (il 13,4% rispetto ai 4 miliardi che costituiscono il valore complessivo nazionale) -, rappresenta comunque una prima concreta forma di intervento per un problema sempre più attuale. “L’inserimento del Piano Invasi nella Legge di Stabilità prevede lo stanziamento di complessivo di 250 milioni di euro in cinque anni, dal 2018 al 2022 – spiega Andrea Crestani direttore di Anbi Veneto -. Sono risorse non sufficienti, se si pensa che 250 milioni non coprono neanche un decimo del valore delle opere di cui il solo Veneto ha bisogno, ma rappresentano comunque un primo passo importante”.

“Da Governo segnali concreti di attenzione, ora anche la Regione del Veneto faccia la sua parte”

Anche il Veneto, come del resto tutta l’Italia, deve uscire da un’ottica di emergenza e lavorare in maniera sistemica alla messa in sicurezza idrogeologica dei territori – afferma il presidente di Anbi Veneto Giuseppe Romano – . Per questi fondamentali obiettivi serve l’impegno sia dello Stato che della Regione; il primo sta cominciando a fare la sua parte, anche se non abbiamo ancora visto i finanziamenti. Il nostro auspicio ora è che anche la Regione del Veneto, già nella legge di Bilancio che sta discutendo in questi giorni, metta in campo le risorse necessarie per contribuire al finanziamento a opere fondamentali per il territorio e i cittadini. Si tratta di interventi che non possono essere più procrastinati”.

Il Paese – ha affermato il direttore generale di Anbi Massimo Gargano – ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo che metta al centro il territorio e i suoi valori, penso in particolare al Made in Italy agroalimentare, alle grandi bellezze artistiche, paesaggistiche e ambientali di cui l’Italia è ricchissima. Tutto questo patrimonio non può essere impaludato in una logica che grida alla siccità, allo smog, agli eventi alluvionali, soprattutto oggi che un qualcuno, rimboccandosi le maniche, ha regalato al Paese importanti progettualità tese a contrastare in maniera efficace ed economica queste tematiche, rispetto al quale sono state fatte anche delle scelte a livello centrale con risorse importanti che però oggi si riesce con grande difficoltà a spendere. Questa è la sfida per il futuro per i giovani, per il lavoro e per la competitività del Paese sui mercati globali”.

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Progetti esecutivi inseriti nella piattaforma ReNDiS (in attesa di finanziamenti per aprire i cantieri)

Progetti che verranno inseriti nel nascente Piano Invasi

Sintesi dei progetti di Manutenzione Italia, ReNDiS e Piano Invasi 

Siccità: 20 miliardi in 20 anni per conservare l’acqua

Un programma di investimenti da 20 miliardi in 20 anni per oltre 2000 nuovi piccoli e medi invasi per “contenere l’acqua quando c’e’ e distribuirla ai diversi usi in caso di necessità, in particolare all’agricoltura e in caso di nubifragi per contenere alluvioni”. Un programma in cui sono già pronti per partire 218 progetti cantierabili, individuati e progettati dai Consorzi di bonifica in ciascuna regione, per un investimento totale di circa oltre 3 miliardi di euro. Sono i principali numeri e obiettivi della proposta per un Piano Nazionale Invasi per il recupero della risorsa idrica presentati da Anbi, Associazione nazionale consorzi gestione tutela territorio ed acque irrigue e da #italiasicura, Struttura di Missione di Palazzo Chigi che si occupa dello sviluppo delle infrastrutture idriche e dissesto idrogeologico, questa mattina a Roma nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio. (altro…)

2° APPUNTAMENTO CON LE AUDIZIONI PUBBLICHE REGIONALI SULL’ACQUA

Secondo appuntamento (lunedì 24 giugno, presso la sala Popoli d’Europa di Longarone, in provincia di Belluno) di riflessione e di confronto sul problema “acqua”, un’iniziativa promossa dal Consiglio regionale, dall’assessorato all’ambiente della Giunta e dal’Unione veneta delle Bonifiche, per acquisire elementi di consapevolezza e conoscenza utili alla definizione di politiche regionali capaci di affrontare in modo nuovo uno dei temi più sensibili con il quale l’intero pianeta dovrà fare i conti. Il 22 marzo c’è stata a Padova la prima audizione (si chiamano così i tre incontri programmati) con focus puntato sulle problematiche mondiali legate alla disponibilità e all’uso di questa preziosa risorsa. A Longarone il confronto tra politici, studiosi, rappresentanti delle istituzioni, rappresentanti delle organizzazioni economiche e sociali verterà sul rapporto tra le politiche nazionali e regionali nella gestione dell’acqua. Premessa per il terzo appuntamento, in programma il 14 ottobre a Verona, che affronterà (altro…)

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Giornata Mondiale dell’Acqua – Romano: “L’acqua è un diritto di tutti”

“La disponibilità di acqua è un diritto di tutti ed è importante che cresca una cultura civica sul tema della risorsa idrica come bene comune e patrimonio dell’umanità.”
A ribadirlo è Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, partecipando, nel Centro Congressi di “PadovaFiere”, alla prima audizione pubblica sulle risorse idriche, promossa dalla Regione Veneto.
“Stiamo lavorando – continua Romano – affinchè, attraverso i tre appuntamenti in programma, si costruisca, insieme a tutti gli attori sul territorio, una visione comune sulla risorsa acqua, contribuendo all’elaborazione di linee politiche regionali per poter partecipare, nelle sedi istituzionali europee, alle eventuali modifiche alla Direttiva Quadro comunitaria.”
Secondo una ricerca FAO, ciascuno di noi ha bisogno di bere dai 2 ai 4 litri di acqua al giorno ed occorrono dai 2000 ai 5000 litri per produrre l’alimentazione giornaliera di una persona. Già oggi, per sfamare miliardi di persone, occorre produrre più cibo usando meno acqua, riducendo gli sprechi e le perdite, ricercando stili alimentari più sostenibili.
L’impronta idrica del cibo evidenzia che, negli U.S.A., il 42% del cibo viene buttato, in Europa il 22%.
Romano: “La maggior parte della risorsa idrica viene prelevata per l’agricoltura, ma questo non deve essere mal interpretato. Se è vero che produrre cibo abbisogna di notevoli quantità di acqua, è altrettanto veritiero che l’agricoltura usa la risorsa e la restituisce al territorio, migliorandola qualitativamente, generando ambiente ed energia pulita, oltre a produrre eccellenze agroalimentari, uniche nel mondo. Ciò che merita grande attenzione è la forte connotazione dell’Europa verso la politica dei prezzi come unico elemento per controllare i consumi idrici. Non può essere così. Lo dimostra il fatto che in Paesi, dove l’acqua costa meno, si consuma meno.”

Andrea Crestani, direttore UVB: “Ci sono paesi come l’India dove gran parte della popolazione non ha l’acqua, quando per le centrali nucleari non manca mai. Il problema è collegato alla gestione dell’acqua in relazione ai profitti.
Il Water Blue Print della comunità europea, è fortemente influenzato da chi vorrebbe gestire l’acqua. Non è un documento per i cittadini. Si è governati da una politica dei prezzi.

I consorzi di bonifica sono fortemente impegnati nel cercare di dare acqua ai 600mila ettari irrigabili in Veneto. Nonostante la nostra regione sia una delle più ricche di acqua la scorsa estate ci sono state grossissime difficoltà nel fornirla alle campagne. Questo perchè la risorsa va a mare invece di essere trattenuta. Inoltre 400mila ettari sono serviti da irrigazione di soccorso e si necessiterebbe di investimenti e ammodernamenti alla rete irrigua. Abbiamo bisogno di distribuire l’acqua a più superficie possibile. Questo il nostro obiettivo. Produciamo la migliore agricoltura, specializzata e in costante crescita. Produrre e utilizzare meno acqua si può. Un esempio viene da Irriframe, un sistema di servizio irriguo che garantisce un risparmio della risorsa idrica del 25%. Ma non solo, stiamo operando con l’agricoltura per la creazione di bacini irrigui, per trattenere l’acqua quando ce n’è troppa e utilizzarla per l’agricoltura nei periodi siccitosi.”

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