Storia (3 di 4)

Il sistema di gran lunga prevalente fu quello a mezzo di Consorzi. I Consorzi per retratti (di bonifica) furono preceduti da quelli di difesa e riparo dei fiumi, con prevalenti compiti di manutenzione e contribuenza, collegati col Magistrato alle acque; sicuramente il loro sviluppo è dovuto all’istituzione del Provveditorato dei Beni inculti del quale essi erano organi.

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La loro partecipazione all’attività bonificatrice avveniva generalmente così: riconosciuta un’opera di bonifica utile allo Stato, e come tale da questo approvata, i proprietari interessati erano invitati a costituirsi in Consorzio per provvedere alla sua esecuzione: se essi, almeno per la maggior parte, non consentivano, il Consorzio era obbligatoriamente costituito per ordine della Repubblica, ove questa non ritenesse più opportuno eseguire direttamente l’opera. Anche in quest’ultimo e più raro caso, sorgevano poi Consorzi di manutenzione e contribuenza.

Poteva avvenire che il Consorzio si costituisse per iniziativa puramente volontaria degli interessati: ma anche allora, esso doveva esser autorizzato dalla Repubblica e sottoporsi a vigilanza statale (approvazione di statuti, ecc.); insomma, già i Consorzi di allora avevano natura di persone giuridiche di carattere pubblico, esecutrici di opere ritenute funzioni dello Stato.

Alla esecuzione delle opere i Consorzi provvedevano, sotto stretto controllo dello Stato, con mezzi finanziari tratti dai contributi consortili (campatici), che erano ripartiti fra i singoli proprietari in ragione del beneficio ricevuto.

A testimonianza della vastità dell’opera di bonifica veneta è il numero dei Consorzi, che crebbe fino al ‘700 superando quello dei Consorzi di difesa idraulica.

Pure gli Estensi, nel periodo che va dal ‘200 al ‘500, legarono il loro nome alla storia della bonifica con:

  • i tentativi di mantenere efficiente il ramo del Po di Volano per la navigazione;
  • la costruzione del Cavo del Duca per il prosciugamento delle valli e di un canale di irrigazione dall’Enza;
  • la generale bonificazione, in parte attuata ed in parte no, del Polesine di Ferrara, di quello di S. Giorgio, ecc.:
  • la bonifica del territorio fra Enza e Secchia, conosciuta sotto il nome di Cornelio Bentivoglio;
  • la bonifica del territorio fra Secchia e Panaro, anche se radicalmente risanata solo con Napoleone.

Notevole fu, dove erano state eseguite opere di sistemazione idraulica, il formarsi di enti o di organi speciali per la loro manutenzione; avevano autorità di imporre contributi a beneficio della bonifica ed esercitavano funzioni di polizia idraulica. Taluni di essi sono giunti fino all’ ‘800.

Nella ripartizione dei tributi si teneva già conto non solo dell’estensione dei terreni, ma anche della posizione, della difesa richiesta e del più o meno facile scolo.

Nel periodo illuminista e preunitario, l’esecuzione di opere pubbliche fu volta essenzialmente al fine, non tanto di una diretta produzione, quanto di render più adatto l’ambiente all’attività privata, per la nuova concezione che voleva lasciare la libera iniziativa agli individui, singoli o associati.

Le opere realizzate furono quelle volte a porre rimedio al disordine delle acque, a difesa contro piene ed inondazioni, per prosciugamento di terreni paludosi o deficienti di scolo.

In questo tempo la parola bonifica restringe il suo significato a prosciugamento di terreni paludosi o deficienti di scolo, e quindi, in questo più limitato senso di bonifica idraulica, ebbe solo dalla prima metà dell’ ‘800 una sua disciplina legislativa che prese ispirazione da quella francese.

Le basi erano queste: iniziativa dello Stato; spesa a carico dei proprietari; esecuzione da parte dei medesimi, con obbligo alle minoranze dissenzienti di parteciparvi o lasciarsi espropriare; l’esecuzione poteva essere assunta anche dallo Stato, più spesso a mezzo di concessionari, cui spettava una quota della plusvalenza, che i proprietari corrispondevano o in terra bonificata o in moneta o in rendita perpetua. La manutenzione delle opere era a carico dei proprietari, riuniti in Consorzi.

Nell’ultimo secolo della sua esistenza, la Repubblica Veneta cercò compenso alla rovina dei commerci nel miglioramento delle sue terre.

Completata, fra il 1740 e il 1790, la difesa della laguna coi murazzi, essa continuò assiduamente, a mezzo del Magistrato alle acque, l’opera di difesa e regolazione idraulica; diede impulso a bonifiche idrauliche nelle valli veronesi, nelle paludi del montagnese, nel Polesine di Rovigo, nel territorio trevigiano (regolazione del Sile), nel Friuli.

Riforme della legislazione civile, promossero l’attività privata di miglioramento fondiario ed agrario, assecondata dallo Stato, che nel 1760 istituì allo scopo una nuova Deputazione dell’agricoltura.

Detta attività continuò, più o meno intensamente, anche dopo la caduta della Repubblica: particolarmente notevole l’opera dei numerosi consorzi di bonifica, i quali, potendo valersi intorno alla metà dell’ ‘800 anche di nuovi ritrovati meccanici (pompa idrovora), avviarono un’opera di bonificamento veramente cospicua.

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