I dati sulla scarsa piovosità, la conseguente diminuzione delle portate dei fiumi e l’indice di siccità registrati a settembre confermano ancora una volta il mutamento climatico in corso e la necessità di investire in infrastrutture per immagazzinare l’acqua piovana per utilizzarla nei periodi più secchi. Bisogna agire velocemente perché lo scenario si complicherà ulteriormente dal 1° gennaio 2022 con l’applicazione del Deflusso Ecologico. L’obbligo di garantire portate dei fiumi superiori alle attuali non solo comporterà una diminuzione dell’acqua derivata ma, con condizioni climatiche come quelle verificatesi a settembre, potrebbe portare alla chiusura totale delle derivazioni, innescando nuovi processi di desertificazione e accelerando quelli già in atto”.

Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica, commentando il Bollettino di ANBI Veneto sulla disponibilità della Risorse Idriche di settembre (pdf).

I dati Arpav parlano chiaro: le precipitazioni settembrine sono calate del 54%, con punte del -69% sul bacino del fiume Sile. Oltre alle campagne, ne hanno risentito anche i corsi d’acqua, con portate mediamente inferiori del 40% rispetto alle medie degli ultimi vent’anni (con l’eccezione del 2003).

Secondo l’SPI, l’indice statistico per il monitoraggio della siccità, nella zona centrale del Veneto, tra le province di Padova, Treviso e Vicenza, si è raggiunto il livello di siccità estrema. Siccità severa è invece indicata, su base trimestrale, per la provincia di Venezia ed il medio-basso Polesine.

Il bilancio idroclimatico del mese di settembre è stato in gran parte negativo, con un deficit idrico che nelle aree centrali e meridionali si è avvicinato ai -80 mm circa. Rispetto alla media stagionale, i valori del bilancio sono stati in prevalenza negativi su gran parte delle zone orientali e meridionali. La situazione è resa ancora più grave dal fatto che una condizione analoga, in queste zone, si era già verificata anche nei mesi di giugno, luglio ed agosto.

Se guardiamo all’anno idrologico nel suo complesso, che va calcolato dall’ottobre 2020 al settembre 2021, si resta sbalorditi nel vedere che il grosso delle piogge in Veneto si è concentrato nei mesi di dicembre e gennaio, lasciando a secco gran parte dei territori durante il lungo periodo estivo. Infatti, la parte centrale della Regione ed il Polesine continuano a soffrire situazioni di grave carenza di precipitazioni per lunghi periodi dell’anno” ha concluso il presidente di ANBI Veneto.

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