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BILANCIO DI FINE ANNO IN CHIARO-SCURO (UN PO’ PIU’ CHIARO CHE SCURO)

Fine anno, tempo di bilanci. Per il mondo delle bonifiche è stato un 2017 di duro lavoro – in primis per il tema siccità – ma con segnali incoraggianti sul fronte progettuale e dei rapporti istituzionali. Un 2017 migliore del 2016, dunque; e che ha messo i presupposti per un 2018 ancora più proficuo.

“Un anno fa eravamo in una situazione di stallo, oggi vediamo che nella legge di Stabilità si parla di Piano Invasi, si sta discutendo la legge sulla subsidenza di Ravenna, che riguarda anche Ferrara e Rovigo, e la Regione del Veneto sta ragionando su un piano irriguo. Le risorse sono sempre molto scarse ma qualcosa si sta muovendo, se non altro dal punto di vista progettuale”. Nel consueto incontro di fine anno con i presidenti e i direttori dei Consorzi di bonifica del Veneto, Giuseppe Romano, presidente dell’Anbi regionale, traccia un bilancio del 2017 in chiaro-scuro dove però il chiaro sembra prevalere.

Il lavoro di confronto con le istituzioni sta iniziando a dare i suoi risultati a livello regionale e nazionale – ha affermato -. Alla luce di tutto questo credo che possiamo essere moderatamente ottimisti per il 2018 anche se il lavoro da fare è ancora tanto.”

L’occasione per delineare un bilancio dell’anno è stata l’uscita prenataliza a Valdobbiadene, svoltasi il 13 dicembre: un’occasione per rafforzare un gruppo peraltro già affiatato ma anche occasione per conoscere un’eccellenza del territorio che esporta in tutto il mondo: la Cantina Produttori Valdobbiadene.

SICCITÀ: AL VENETO SERVE UN PIANO DI IRRIGAZIONE REGIONALE

Siccità: il rapporto Cnr pubblicato il 4 dicembre indica nel 2017 l’anno più secco degli ultimi due secoli, con un -30% di precipitazioni rispetto alla media di riferimento. Non è più emergenza, è un mutamento climatico consolidato per cui serve un approccio pianificato di contrasto alla siccità. In quest’ottica, un Piano di Irrigazione Regionale appare quanto mai auspicabile.

I dati forniti dal Cnr, che mostrano come il 2017 sia stato l’anno più secco dal 1800 con un 30% di precipitazioni in meno sulla media di riferimento tra il 1971 e il 2000, dimostrano un cambiamento climatico consolidato con picchi di siccità che si ripetono sempre più frequentemente. È dunque ben evidente quanto sia importante una gestione pianificata della risorsa idrica in ambito agricolo: non possiamo più agire, come fatto fino ad oggi, in emergenza, con dichiarazioni di stato di calamità, rinviando di anno in anno la soluzione del problema. È necessario che Stato e Regione pianifichino e investano somme adeguate per le irrigazione”.  Ad affermarlo è Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i Consorzi di bonifica della regione. “Servono invasi per trattenere l’acqua – spiega Romano – , ma anche un ammodernamento ed efficientamento della rete; auspichiamo che la Regione accompagni l’agricoltura e i consorzi di bonifica con un piano di irrigazione regionale e adeguate risorse economiche”.

Attraverso un’attenta gestione della risorsa idrica – spiega il direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani -, i Consorzi di bonifica, nella stagione estiva 2017, sono riusciti a soddisfare il fabbisogno del settore primario garantendo il massimo della risorsa disponibile. Solo con nuovi invasi e una rete efficiente si riuscirà a mantenere il comparto agricolo veneto tra i principali in Europa. I 5,5 miliardi di euro di produzione vendibile della nostra regione, e bene ricordarlo, sono dovuti a un’agricoltura irrigua, che vede cioè nell’acqua l’elemento determinante di crescita e sviluppo.”

I consorzi di Bonifica del Veneto si estendono per 1,2 milioni di ettari, pari al 65% della superficie regionale; la metà – circa 600.000 ettari – rappresentano terreni irrigati. Di questi, 400.000 (il 66% del totale irriguo) sono ettari in cui è presente un’irrigazione di soccorso mentre 200.000 sono ettari a irrigazione strutturata (34% del totale irriguo) basata su canalette a gravità (su 160.000 ettari) e impianti a pressione (su 40.000 ettari).

 

Vai al comunicato stampa del CNR

LE RISAIE AMICHE DELL’ACQUA. GARGANO: ESEMPIO DI CULTURA DEL TERRITORIO

Le risaie? Devono ispirare il “cambio di passo” di una nuova cultura del territorio: una cultura legata all’uso sapiente della risorsa idrica, fondamentale per far fronte alle sfide dei cambiamenti ambientali e climatici. Ma servono piani strutturati e stanziamenti pluriennali delle risorse. Il direttore di Anbi Gargano ne ha parlato ad un convegno a Torino.

Le risaie “sprecone” della risorsa idrica? Tutt’altro! La risaia, grazie alla possibilità di riutilizzo più volte della medesima acqua, rappresenta la coltura che meglio ottimizza l’uso della risorsa idrica con tecniche di irrigazioni tradizionali. In quest’ottica, la coltivazione del riso è un ottimo esempio di quella cultura del territorio necessaria a contrastare gli emergenti problemi ambientali spesso correlati ai cambiamenti climatici.

È questo il sunto del ragionamento che il direttore generale dell’Anbi, Massimo Gargano, ha esposto al convegno “L’acqua in agricoltura non è uno spreco” tenutosi a Torino il 30 novembre. L’iniziativa, promossa da Regione e Anbi Piemonte, ha visto anche la partecipazione del Presidente Sergio Chiamparino e l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Fero.

“La coltivazione del riso – ha spiegato il direttore di Anbi – è in realtà esempio di una corretta cultura della risorsa idrica: ogni risaia, infatti, è un bacino, che trattiene acqua per poi restituirla, qualitativamente migliorata, alla falda ed al paesaggio, creando al contempo economia agricola e turistica. La risaia, grazie alla possibilità di riutilizzo della medesima acqua più volte, rappresenta la coltura che meglio ottimizza l’uso delle risorsa idrica con tecniche di irrigazione tradizionali”.

“In questa battaglia per la promozione di una cultura dell’acqua legata al contesto ambientale – ha affermato – è fondamentale la presenza delle Istituzioni ad ogni livello; a loro chiediamo di allearci per snellire gli oneri burocratici, freno all’innovazione anche dei Consorzi di bonifica che, espressione di autogoverno e sussidiarietà, operano d’intesa con le realtà locali nell’interesse del territorio.”

Più in generale, ha affermato Gargano, i problemi ambientali si fronteggiano con interventi strutturali. Strumenti come il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico e il Piano Irriguo Nazionale possono fornire risposte efficaci ma devono essere ben finanziati con piani pluriennali. Il Piano Nazionale degli Invasi inserito nella Legge di stabilità, nelle parole del direttore di Anbi, “rappresenta in quest’ottica un importante tassello”.

  • progetto scuola

PROGETTO SCUOLA: PARTE DA CITTADELLA (PD) L’EDIZIONE 2017-18

Progetto scuola: è iniziata il 20 novembre a Cittadella, in casa del Consorzio Brenta, l’edizione 2017-2018. Obiettivo dell’iniziativa? Raccontare ai bambini delle scuole primarie, in maniera divertente, interattiva e dinamica, l’unicità del territorio Veneto.

Il Progetto scuola “Acqua, Ambiente, Territorio. Alla scoperta del meraviglioso mondo dell’acqua” è ufficialmente iniziato lunedì 20 novembre con la lezione plenaria alle classi 5^ C e 5^ D della scuola primaria Cornaro di Cittadella (Pd). L’iniziativa è promosso da Anbi Veneto e coordinata dal formatore Tommaso Ferronato.

Giunto alla settima edizione, il Progetto scuola di Anbi Veneto mira a raccontare ai ragazzi delle scuole primarie l’articolato mondo nel quale operano i consorzi di bonifica. Oltre a illustrare cos’è un consorzio e in cosa consiste l’opera di bonifica, ai bambini è spiegata l’importanza della gestione attenta delle acque, sia ai fini della prevenzione del danno idrogeologico sia a fini dell’irrigazione dei campi.

Il progetto si rivolge complessivamente a 10 scuoleuna per ciascuno dei 10 territori consortili di primo grado del Veneto. Oltre alla lezione plenaria tenuta dal direttore di Anbi Veneto e da un responsabile didattico del consorzio di riferimento, “Acqua, Ambiente, Territorio” prevede laboratori multimediali sul tema dell’acqua, nei quali i bambini apprendono nozioni base di fotografia e realizzazione video, e una gita, in primavera, in un punto di interesse – in genere una idrovora – nel territorio consortile. A ciascuna classe viene inoltre lasciato il Diario di Alex e Flora, un utile strumento didattico ad uso degli insegnanti per trattare il tema della bonifica in classe anche al di fuori degli incontri del Progetto scuola.

Nella foto: Enzo Sonza, presidente del Consorzio di Bonifica Brenta; Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto; Antonietta Curci, responsabile della didattica del Consorzio Brenta (seduta, in abito rosso); Tommaso Ferronato, coordinatore del Progetto Scuola (a destra, davanti alla porta)…

… e i bambini delle classi 5^ C e 5^ D del Cornaro

Vai alla sezione del Progetto scuola di questo sito

DEFLUSSO ECOLOGICO, ROMANO (ANBI VENETO): “SPERIMENTAZIONE TENGA CONTO DI SPECIFICITÀ SITI”

Deflusso ecologico, qualcosa si muove. Il tema è approdato lunedì 13 novembre alla III Commissione (Agricoltura) del Consiglio Regionale del Veneto; nei prossimi 15 giorni sarà oggetto di due iniziative promosse dall’Autorità di bacino Alpi Orientali a Vicenza e Pordenone.

“Il tema del deflusso ecologico va oltre l’applicazione di asettiche formule matematiche, per questo è necessario sperimentare misure sostenibili che tengano in considerazione le specificità dei singoli siti. La sperimentazione è necessaria per evitare che venga compromessa la distribuzione della risorsa idrica”. Con queste parole il presidente di Anbi Veneto Giuseppe Romano si è rivolto, lunedì 13 novembre, alla III Commissione (Agricoltura) del Consiglio Regionale del Veneto riunitosi, su richiesta di Anbi Veneto e delle autorità di bacino Alpi Orientali e fiume Po, per affrontare il tema del deflusso minimo ecologico.

“I fiumi – ha spiegato Romano – devono essere salvaguardati ma anche il territorio deve vivere, senza compromettere l’agricoltura e anche gli altri usi. È importante che la Regione ne sia consapevole e fa ben sperare il fatto che si sia espressa nei termini proposti da Anbi Veneto”.

La discussione sul deflusso ecologico, ormai entrata nel vivo, avrà altri importanti appuntamenti nelle prossime due settimane. L’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali ha infatti promosso due iniziative che si terranno a Vicenza (il 22 e 30 novembre) e a Pordenone (il 24 e il 29 novembre): due sedi localizzate in aree diverse del Distretto per facilitare un’ampia partecipazione. In entrambi i casi, il primo appuntamento sarà dedicato all’illustrazione del metodo di riferimento distrettuale per la determinazione del deflusso ecologico, il secondo sarà dedicato all’ascolto e alla condivisione delle idee. “Gli incontri promossi dall’Autorità di bacino delle Alpi Orientali – ha affermato il presidente di Anbi Veneto – rappresentano un ulteriore, fondamentale, passo in avanti nella discussione sui parametri del deflusso ecologico. È dunque importante che tutti i portatori di interesse vi partecipino, a partire dai consorzi di bonifica.

L’Ordine del Giorno nella pagina della Consiglio Regionale Veneto

SVILUPPO SOSTENIBILE, IL CONSORZIO ACQUE RISORGIVE PREMIATO A ECOMONDO

Sviluppo Sostenibile: il Consorzio Acque Risorgive è stato premiato a Ecomondo per l’attento lavoro di riqualificazione del reticolato idrografico della Laguna di Venezia

Il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive ha ricevuto giovedì 9 novembre all’expo conference Ecomondo di Rimini il primo premio Sviluppo Sostenibile 2017, sezione “Tutela e gestione delle acque”.

Il riconoscimento è dovuto al complesso lavoro svolto per la riqualificazione del reticolo idrografico del bacino della Laguna di Venezia; grazie all’utilizzo di tecniche di fitodepurazione, il Consorzio ha contributo in maniera fondamentale alla salvaguardia e all’espansione delle zone umide e della biodiversità, e più in generale alla messa in sicurezza del territorio dai rischi di alluvioni.

Per il presidente del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Francesco Cazzaro, “è stato premiato il lavoro svolto quotidianamente dai nostri tecnici e dalle maestranze impegnati nel rendere il nostro territorio sempre più sicuro, vivibile e anche più bello dal punto di vista ambientale”.

Oltre al premio, ad Acque Risorgive va anche la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica a testimonianza del fatto che è possibile fare impresa puntando su finalità di valore sociale ed ambientale.

Leggi la motivazione del premio dal sito www.premiosvilupposostenibile.org

[Nella foto a sinistra: l’idrovora di Lova a Campagnalupia, uno dei punti strategici del reticolo di idrografico lagunare; nella foto a destra: il presidente del Consorzio Francesco Cazzaro (sx) riceve il premio da Silvia Zamboni e Edo Ronchi, rispettivamente giornalista membro della giuria e presidente del Premio Sviluppo Sostenibile) ]

PIANO INVASI E PREVENZIONE IDROGEOLOGICA: SERVE IL SOSTEGNO DELLA REGIONE

Sulla carta le opere sono 697, per un valore complessivo che supera il miliardo e settecento milioni di euro. Di queste, 25 sono già progetti esecutivi pronti cioè ad essere realizzati, appena arriveranno i 65 milioni necessari a pagarle. Sono le opere di cui il Veneto ha bisogno per la sicurezza idrogeologica, secondo quanto segnalato dai consorzi di bonifica. Nel grande libro dei progetti figurano anche 56 tra bacini idrici e opere di riconversione irrigua che entreranno nel nascente Piano Invasi nazionale previsto nella legge di Stabilità 2018 per il quale saranno stanziati fino al 2022 50 milioni di euro annui. Romano (presidente di Anbi Veneto): “Dallo Stato una concreta presenza di coscienza dell’importanza di tali opere, ma è fondamentale che anche la Regione del Veneto faccia la sua parte, a partire dalla legge di Bilancio”.

(.pdf dei documenti in fondo pagina)

Si è svolta lunedì 7 novembre presso il Consorzio di Bonifica Veronese la conferenza stampa, promossa da Anbi Veneto (l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica), di presentazione dei dati relativi alle opere necessarie per la messa in sicurezza idrogeologica del Veneto; contestualmente sono state presentate anche le opere che verranno inserite nel nascente Piano Invasi previsto nella Legge di Stabilità 2018. Alla conferenza hanno partecipato il direttore generale di Anbi Massimo Gargano, il presidente di Anbi Veneto, Giuseppe Romano, il direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani, e il presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli.

Manutenzione Veneto

Sono ben 697, per un valore complessivo stimato in  € 1.745.551.167, le opere necessarie alla prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico nel Veneto. L’elenco, redatto da Anbi Veneto, raccoglie le segnalazione dei 11 Consorzi di Bonifica della Regione ed è inserito nel rapporto Anbi 2017 dal titolo “Manutenzione Italia: Azioni per l’Italia Sicura” presentato lo scorso 16 ottobre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un piano dettagliato che a livello nazionale presenta ben 3.709 interventi per un importo complessivo che sfiora gli 8 miliardi di euro  (€ 7.961.215.488). Il Veneto è la prima regione per valore economico complessivo degli interventi, la terza per numero.

Una dettagliata lista di misure dunque, in cui le opere sono catalogate a seconda dello stato di avanzamento dei progetti. Al livello iniziale della scala figurano le Idee progettuali; nella parte alta si trovano i Progetti esecutivi, ovvero i progetti approvati che attendono solo i finanziamento per essere cantierati. Nel mezzo sono indicate anche le opere all’esame di Fattibilità, i progetti Preliminari (primi elaborati di progetto) e i Definitivi (approvati ma ancora privi di autorizzazioni necessarie all’esecutività).

Le opere allo stato “esecutivo”, in attesa cioè di stanziamenti per essere realizzate, sono state inserite nella piattaforma ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo), il database digitale di Ispra che costituisce di fatto il registro delle opere da finanziare. Le opere sono state individuate coerentemente con le indicazioni di Italia Sicura, l’unità di missione istituita nel 2014 in seno alla Presidenza del Consigli dei Ministri contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Per il Veneto si tratta di 25 progetti esecutivi per un valore complessivo di 65 milioni di euro.

Il Piano Invasi

Il rapporto “Manutenzione Italia” include anche gli invasi multifunzione, ovvero bacini per il risparmio di acqua negli usi agricoli e civili nonché fondamentali riserve idriche per mitigare gli effetti della siccità. Per queste opere si è aperta una strada diretta di finanziamento con la Legge di Stabilità che prevede un vero e proprio Piano Invasi e stanzia risorse a livello nazionale per 50 milioni di euro annui per il periodo 2018 – 2022. Tale valore, pur lontano dal finanziare tutte le opere del Piano – solo il Veneto indica come necessari ben 56 invasi (circa un terzo dei 188 nazionali) per un valore complessivo di 549.231.519 di euro (il 13,4% rispetto ai 4 miliardi che costituiscono il valore complessivo nazionale) -, rappresenta comunque una prima concreta forma di intervento per un problema sempre più attuale. “L’inserimento del Piano Invasi nella Legge di Stabilità prevede lo stanziamento di complessivo di 250 milioni di euro in cinque anni, dal 2018 al 2022 – spiega Andrea Crestani direttore di Anbi Veneto -. Sono risorse non sufficienti, se si pensa che 250 milioni non coprono neanche un decimo del valore delle opere di cui il solo Veneto ha bisogno, ma rappresentano comunque un primo passo importante”.

“Da Governo segnali concreti di attenzione, ora anche la Regione del Veneto faccia la sua parte”

Anche il Veneto, come del resto tutta l’Italia, deve uscire da un’ottica di emergenza e lavorare in maniera sistemica alla messa in sicurezza idrogeologica dei territori – afferma il presidente di Anbi Veneto Giuseppe Romano – . Per questi fondamentali obiettivi serve l’impegno sia dello Stato che della Regione; il primo sta cominciando a fare la sua parte, anche se non abbiamo ancora visto i finanziamenti. Il nostro auspicio ora è che anche la Regione del Veneto, già nella legge di Bilancio che sta discutendo in questi giorni, metta in campo le risorse necessarie per contribuire al finanziamento a opere fondamentali per il territorio e i cittadini. Si tratta di interventi che non possono essere più procrastinati”.

Il Paese – ha affermato il direttore generale di Anbi Massimo Gargano – ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo che metta al centro il territorio e i suoi valori, penso in particolare al Made in Italy agroalimentare, alle grandi bellezze artistiche, paesaggistiche e ambientali di cui l’Italia è ricchissima. Tutto questo patrimonio non può essere impaludato in una logica che grida alla siccità, allo smog, agli eventi alluvionali, soprattutto oggi che un qualcuno, rimboccandosi le maniche, ha regalato al Paese importanti progettualità tese a contrastare in maniera efficace ed economica queste tematiche, rispetto al quale sono state fatte anche delle scelte a livello centrale con risorse importanti che però oggi si riesce con grande difficoltà a spendere. Questa è la sfida per il futuro per i giovani, per il lavoro e per la competitività del Paese sui mercati globali”.

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Progetti esecutivi inseriti nella piattaforma ReNDiS (in attesa di finanziamenti per aprire i cantieri)

Progetti che verranno inseriti nel nascente Piano Invasi

Sintesi dei progetti di Manutenzione Italia, ReNDiS e Piano Invasi 

CONSORZI DI BONIFICA E REGIONE VENETO SOSTENGONO LE RICHIESTE DEL POLESINE

“Con questa iniziativa, i Consorzi di bonifica si confermano non solo enti di riconosciuta professionalità, ma anche attenti interpreti delle esigenze del territorio come hanno dimostrato nella recente stagione irrigua grazie al grande lavoro svolto nel governare l’acqua per l’irrigazione, permettendo alle imprese agricole di portare a termine una difficilissima stagione.   Per questo grande impegno anche a livello nazionale va ringraziato il presidente Vincenzi.”

Ad affermarlo è Giuseppe Pan, Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, di ritorno da Roma per il forum “Legge Ravenna e subsidenza. Non aspettiamo l’emergenza”, organizzato dall’ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle  Acque Irrigue) in vista della prossima Legge di Stabilità e per la consegna, al Governo, delle firme raccolte fra le Istituzioni amministrative, economiche e sociali delle province di Rovigo, Ferrara e Ravenna; nell’occasione, l’Assessore ha ricordato l’impegno della Regione nel contrasto al rischio idrogeologico, accentuato in provincia di Rovigo, dall’abbassamento del territorio a seguito delle estrazioni metanifere dagli anni ’40 fino al 1964 e non ancora fermatosi. Recenti rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po e che fa seguito al precedente “sprofondamento” mediamente di un paio di metri con punte superiori ai tre.

“I due Consorzi di bonifica rodigini Adige Po e Delta del Po – aggiunge Giuseppe Romano, Presidente di ANBI Veneto spendono annualmente quasi 5 milioni di euro per la sola energia elettrica, necessaria ad attivare i 201 impianti idrovori, deputati a tenere asciutto un territorio per gran parte sotto il livello del mare. E’ un onere, che ingiustamente ricade solo sui consorziati locali, penalizzati da scelte del Governo di 50 anni fa. Per questo, unitamente alle realtà di Ferrara e Ravenna, chiediamo il rifinanziamento della Legge nazionale per il contrasto agli effetti della subsidenza, così come il finanziamento dei progetti per la messa in sicurezza dei nostri territori oltre che l’approvazione di una norma per l’eliminazione degli oneri di sistema, che gravano per il 38% sulle utenze di fornitura di energia elettrica, finalizzate all’attività consorziali di sollevamento e scolo delle acque nei territori subsidenti.”

Le spese per il riordino delle opere di bonifica, rese inadeguate dallo straordinario abbassamento del territorio, furono assunte in buona parte dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste (Legge 25 luglio 1957 n.595): lo Stato si fece carico delle spese di esercizio delle idrovore a partire dal novembre 1958 fino al 31 dicembre 1977; poi, negli anni ‘80, le Leggi Finanziarie statali attivarono specifiche linee di finanziamento per consentire ai Consorzi di bonifica di continuare ad attuare opere a presidio di un territorio compromesso per sempre.

Recentemente però sono cessati i finanziamenti statali, rientrando la materia nelle competenze delle Regioni, prive però degli adeguati trasferimenti; la conseguenza è stata l’azzeramento dei finanziamenti ai Consorzi di bonifica per mitigare i danni conseguenti alla subsidenza.

FRANCESCO VINCENZI CONFERMATO PRESIDENTE ANBI

Ad una settimana dall’Assemblea elettiva nazionale, il Consiglio Nazionale di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) ha confermato Presidente, Francesco Vincenzi, 39 anni, imprenditore agricolo di Mirandola, nel modenese.

Anbi del Veneto rinnova le sue congratulazioni al Presidente e augura un proficuo lavoro.

Per la nostra regione sono stati riconfermati nel Consiglio Nazionale Giuseppe Romano, Presidente ANBI Veneto, che entra anche nel Consiglio d’Amministrazione (CDA), Antonio Tomezzoli, Presidente del Consorzio di bonifica Veronese e Michele Zanato, Presidente del Consorzio di bonifica Adige Euganeo. Tra gli esperti è stato eletto anche Daniele Tugnolo.

Come previsto dal nuovo statuto per la prima volta nel Consiglio Nazionale entrano a far parte 3 direttori provenienti dalle Anbi regionali per le aree nord, centro e sud. In rappresentanza dei direttori del nord è stato eletto all’unanimità il Direttore di Anbi Veneto Andrea Crestani.

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Consolidamento delle sponde alle Rogge Franzana ed Igna (Montecchio Precalcino) e Negri (Dueville)

Ben 400 tonnellate di pietrame per mettere in sicurezza tre rogge situate tra Montecchio Precalcino e Dueville, nel Vicentino. Questi i numeri relativi agli interventi che il Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta ha da poco concluso alle rogge Franzana ed Igna a Montecchio Precalcino e Negri a Dueville. Gli interventi sono conseguenti al normale fenomeno di erosione che l’acqua provoca sulle sponde dei corsi d’acqua. Accanto a tale irrisolvibile problema, si aggiunge il costante pericoloso traforo eseguito dalle nutrie, che non ha ancora trovato un’efficace soluzione.

“I lavori in questione sono stati eseguiti con uomini e mezzi del Consorzio – spiega il presidente del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, Silvio Parise – e rientrano nell’attività di manutenzione ordinaria che l’ente attua nel territorio di competenza, costituito da ben 98 Comuni tra Padova, Verona e Vicenza. L’attenzione è sempre alta e la collaborazione stretta con le amministrazioni comunali appare fondamentale per la salvaguardia e sicurezza del territorio”. Per l’intervento di consolidamento spondale della Roggia Franzana sono state impiegate 35 tonnellate di pietrame e 18 metri cubi di calcestruzzo. (altro…)

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